Venezia Calcio: Morto Ferruccio Mazzola

Scritto da il 5 giugno 2013 alle 18:59
ferruccio mazzola

Ferruccio Mazzola: allenatore e giocatore del Venezia Calcio

Martedì 7 maggio è morto a Roma il centrocampo Ferruccio Mazzola, aveva 68 anni. Ferruccio era figlio del grandissimo Valentino Mazzola e fratello di Sandro. Venezia piange uno dei suoi più illuminati campioni, Ferruccio era un grandissimo giocatore centrocampo che, inaspettatamente e con pochi soldi disponibili, aveva vinto il campionato di Serie B nel 1966 (26 presenze e 6 gol) ed era approdato in Serie A (24 partite e 7 gol). Ferruccio era alto soltanto 1 metro e 67 centimetri per 61 chili, era un giocatore di tecnica straordinaria, più mezz’ala che attaccante. Nell’Inter aveva giocato una sola partita, l’8 ottobre 1967 (1-0 contro il Vicenza), in seguito militò due anni nel Venezia (la squadra dove era sbocciato il padre, prima di passare al Torino), poi giocò con il Lecco, Lazio, Fiorentina, ancora Lazio nel biennio con Maestrelli, prima di chiudere nel Sant’Angelo Lodigiano e poi in Canada nell’Edmonton Drillers. Il campo veneziano Penzo ricorda la coppia Mazzola Bertogna che avevano fatto sognare i tifosi; 20 anni dopo (1987/88), Ferruccio doveva diventare il simbolo tecnico del neo-nato Venezia-Mestre di Zamparini con una promozione immediata (dalla C2 alla C1) sul campo del Baracca per un rilancio di una squadra che col nome dei Mazzola non poteva che essere proiettata verso l’alto. Di lui si ricorda il suo spirito di uomo-contro: critico col sistema e generoso nel sociale, nel 2004 scrisse un libro contro il doping dal titolo emblematico “Il terzo incomodo” che gli costò molte inimicizie, anche in famiglia: il fratello Sandro Mazzola, infatti, non ebbe più alcun contatto con Ferruccio, dopo la pubblicazione del libro. Il testo denunciava l’uso di sostanze dopanti nel calcio, avvenuto durante gli anni ‘60 e ’70; Helenio Herrera, allenatore dell’Inter dell’epoca, fu accusato di fornire ai giocatori, pastiglie capaci di potenziare le loro prestazioni in campo; Ferruccio legò la morte di alcuni giocatori proprio al consumo di queste sostanze. Dopo la carriera calcistica, Mazzola si stabilì a Roma dove donò il suo sapere disinteressato ai giovani del quartiere dove abitava allenandoli, aggiungendo la presidenza dell’associazione Futursport International, per il recupero di adolescenti in stato di disagio sociale lavorando anche nell’Associazione vittime del doping, fondata dai familiari di Bruno Beatrice. Dopo lunga malattia, se ne va un grande uomo di sport, un talento straordinario, un uomo coraggioso e capace di accusare i vertici per cui lui stesso aveva lavorato. (Tratto dal peridico La Piazza di maggio 2013)